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E' che...
giovedì 22 marzo 2012
Ho in testa così tanti pensieri, così tante emozioni mescolate che non riesco a riordinare nulla.
Un pò come più gomitoli di lana attorcigliati tra di loro. Pian piano tenti di sbrogliare ogni nodo, poi il tempo passa, la calma è sempre meno e alla fine decidi di tagliare tutto.
Però con i pensieri no, con quelli non lo puoi fare.
Li accantono, faccio sempre così.
Uno, l'altro, un altro ancora.
Poi torna tutto indietro, insieme, più incasinato di prima.

Ci capisco sempre meno, vorrei dirti talmente tante di quelle cose che non so proprio da dove iniziare. Ma tu non mi ascolti, fai qualche domanda giusto per soddifare dove si posa la tua curiosità, ma del resto non ti importa poi molto. Di tutti i dubbi, i dolori che attanagliano la mia mente non ne vuoi conoscere davvero neanche uno. Lo so che non interessa, lo so che sono solo un peso.
Lo so.
Lo so.
Soprattutto perchè io, che pretendo la tua attenzione, sono come muta.
Non sono mai stata brava a parole, incapace di dire direttamente ciò che penso rimango in silenzio aspettando che tu capisca tutto. Dal mio sguardo forse. Ma quello hai smesso di vederlo da tempo, o semplicemente ha smesso di interessarti.
Non sono arrabbiata, neanche delusa. Lo accetto, consapevole del fatto che anche io mi stia comportando allo stesso modo.

Avevo solo bisogno di scriverlo, in qualche modo, da qualche parte...nella mia incapacità di esternare i miei pensieri.
Guilty
martedì 20 marzo 2012

Ho dimenticato di non avere le chiavi del negozio, cosi sono qui ad aspettare che qualcuno me le porti.
Appena realizzato, ho pensato che avrei potuto passare la notte qui... per quanto quest'idea subito dopo mi sia sembrata davvero assurda, in un primo momento era più che ragionevole.
Non mi piace davvero, che i miei problemi, le mie lacune siano un peso per gli altri.
Cosi mentre sono seduta qui nel negozio buio guardando la gente passeggiare nella via, penso a come scusarmi. Penso che venire ad aiutarmi sia un peso al momento. Ma non è solo ora, in qualunque caso penso che tentare di darmi una mano può solo diventare un peso. Per questo ho imparato a essere sempre più indipendente, in solitudine.

Monologhi.
lunedì 19 marzo 2012
Penso di farne in continuo nella mia mente. Specialmente quando passeggio, quando viaggio e vedo il paesaggio scorrere dal finestrino.
O quando mi sporgo appoggiata su qualche uscio, osservando vite passare per un'istante, sguardi sconosciuti incontrarsi senza sapere nulla lun dell'altro. E' strano, siamo così tanti, con così tante cose da dire ma alla fine della giornata tendiamo ad isolarci, a rimanere da soli con i nostri pensieri. Ritrovandoci nell'essere stanchi di asoltare perfino noi stessi.

Oggi è stata una giornata davvero priva di grandi avvenimenti, ma mi è ignota la ragione per cui provo così tanta stanchezza, nell'animo e nel corpo.
Pensavo di voler fare qualocsa di speciale, di rendere ogni giorno diverso dall'altro creandomi qualche avvenimento, qualche cosa su cui focalizzare la mia giornata. Ma ogni volta sembro non riuscirci.
Non rimandare a domnai quello che puoi fare oggi

Nessuna frase più giusta penso sia mai stata detta, tanto giusta quano difficile da mantenere. E' ormai mezzanotte e per quanto avessi iniziato questo post con l'intenzione di scrivere grandi pensieri che mi erano affiorati alla mente mentre camminavo, non mi rimane che concliderlo qui, essendo essi svaniti nel nulla come granuli di polvere spinti da un alito di vento. Spersi, chissà dove.
Non è poi così facile...
venerdì 16 marzo 2012
Fermarsi per un istante alla fine di una giornata e decidere di riordinare i propri pensieri. Ritagliarsi qualche minuto seduti ad una scrivania per lasciare tutto scritto da qualche parte.
Non sono una scrittrice...ci sono mille altre persone più brave di me, non mi serve rileggere pensando se ho scritto bene o meno. Mi basta lasciare che i miei pensieri vengano ricamati su un foglio, in modo ordinato.
Ultimamente mi siedo alla scrivania convinta di riuscirci, ma la metà delle volte non porto a termine una sola riga. E' davvero buffo, perfino ora mentre scrivo sto pensando alle mille altre cose che ho da fare. Così questo discorso si rivela inutile, senza capo ne coda.

In questi giorni non faccio che pensare che mi servirebbe quel briciolo di coraggio in più per dire le cose chiaramente. Non sono ipocrita, semplicemente a volte ci sono cose che mi fanno arrabbiare, che mi feriscono, ma preferisco tenerle per me per non provocare incomprensioni, litigi e quant'altro.
Lo conosco, le persone fanno uno sguardo particolare. Ovviamente ognuno ha la sua sfumatura ma...come chiamarla? la base? rimane la stessa. Quando dici qualcosa che le turba, che le ferisce...si vede. Si può essere l'attore migliore del mondo, ma negli occhi in quel momento passa qualcosa, anche solo per un istante. Quello. Proprio quello non riesco a sopportarlo, vorrei non vederlo mai, eppure mi capita sempre più spesso e sempre più forte.
Non faccio che rimandare, acconsentire per evitarlo soffocando me stessa. Ma ad un certo punto non riesco più a portare avanti questo teatrino. E' come reggere sul palmo delle mani una piramide di carte. Immobile. Pian piano le braccia si indolenziscono, tremano e poi cedono.
Como posso essere in grado di rendere felice chiunque, senza sbagliare? Quando quel "chiunque" comprende anche me stessa?
6 marzo
martedì 6 marzo 2012
Oggi è stata una giornata strana, mi sono alzata dal letto con una strana sensazione. Mentre mettevo a scaldare il latte, guardando fuori ho pensato che fosse una giornata diversa dal solito. Era nuvoloso, nell'aria l'odore di pioggia era persistente.
Ho finito per prepararmi di fretta e furia, come sempre, e sono corsa a prendere l'autobus. Come al solito è arrivato dopo 15 minuti. Arrivata in negozio il ritmo della giornata ha rallentato. I minuti passavano di secondo in secondo, il tempo sembrava non passare mai.
Strano no? un attimo prima correvo per prendere un autobus pensando di non avere abbastanza tempo, e poco dopo mi sono ritrovata a detestare il fatto che ce ne fosse così tanto.
Probabilmente ciò che doveva accadere oggi si è compiuto in quello che ora potrei definire "domani". 1:54 del mattino del giorno 7/03.
Sto passando queste ore a discutere del valore dell'amicizia, concetto arduo intrapreso per svariati motivi che non starò ad elencare. Mi rendo conto che nel crescere il mio modo di catalogare le persone si stia affinando. Il problema principale è che il limite tra ogni categoria si fa più netto.
Quando si è giovani, almeno penso, le categorie sono molte meno, ma in questo periodo siamo più insicuri, i dubbi sono maggiori. Così una persona si ritrova ad essere sbalzata da una categoria all'altra. In questo modo però il nostro modo di giudicare risulta più preciso. Noi stessi nel crescere non facciamo che cambiare, eppure più il tempo passa e più i nostri coetanei si aspettano una certa reazione da noi, ci catalogano in modo sempre più preciso, sempre più netto.
Non ricordo dove, e di chi fosse la citazione ma qualcuno scrisse che non rimaniamo delusi dagli altri, ma da noi stessi, perchè abbiamo giudicato gli altri in modo sbagliato.
Probabilmente mi è successo così, anche questa volta...penso sia estremamente facile rimpiazzare qualcuno. Basta trovare quacluno più importante.
Penso non farò più promesse a lungo termine se non a me stessa. Le cose cambiano, e dopo un pò probabilmente non si ha più nulla da spartire a vicenda. Ci ho provato a mantenere le cose stabili, ma credo non sia servito a molto.
Puzzle

A volte ho la sensazione di essere come un tassello fuori posto. Un po come quando ti capita di aver completato un puzzle e all'ultimo momento ti accorgi che è rimasto un buco.
Prendi il tassello che era rimasto nascosto sotto la scatola e, quando tutto convinto fai per posizionarlo al suo posto, ti accorgi che non è lui, le parti non combaciano...qualcosa non va.

Io spesso mi sento come quel pezzo di puzzle sconosciuto.

Allora poi provi a farlo entrare con forza, ed eccolo ora sta al suo posto, tutto storto, un pò rotto.
L'hai forzato, ma almeno ora é tutto a posto, come dovrebbe sempre essere...

Monster
venerdì 2 marzo 2012

Non faccio che provarci... provarci ancora.  Voglio cambiare, sbloccare questa situazione.  Ma per quanto tenti, non cambia nulla.  Questo fa male...
Sono come marchiata. Vorrei smetterla di andare nel panico ogni volta, avere tanta paura da sentire il desiderio di piangere... vorrei davvero reagire come una persona normale... vorrei poter dire che in me non c'è nulla che non va...

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